L’insofferenza dalemiana per il nuovo segretario nasce tutta dal caso Rai

Rai, di tutto, di più… ma non l’inciucio. L’dv è pronta. Pronta a scagliare l’offensiva contro la partitocrazia appena verranno ultimate le nomine Rai. Ed è proprio questa la grande paura del Partito democratico.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:52
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Rai, di tutto, di più… ma non l’inciucio. L’dv è pronta. Pronta a scagliare l’offensiva contro la partitocrazia appena verranno ultimate le nomine Rai. Ed è proprio questa la grande paura del Partito democratico. Cominciare il nuovo corso, che sembrerebbe promettente, con il sospetto di un accordone sulla Rai con Silvio Berlusconi non è certamente il massimo della vita. Per questa ragione nel partito democratico c’è una certa agitazione in questi giorni. Si teme di vanificare i primi passi del nuovo segretario Dario Franceschini che mediaticamente si stanno rivelando buoni.
Rai, di tutto di più… ma non D’Alema. Non si sa se per vezzo o seriamente, l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema andrebbe lamentandosi perchè non è stato consultato sulla Rai da Dario Franceschini al momento della scelta dei mebri del consiglio d’amministrazione, dopo le dimissioni di Walter Veltroni.
Vengo anch’io? No tu no. Ma Massimo D’Alema, stando alle voci che circolano a largo del Nazareno, sede del partito democratico, avrebbe anche altri motivi per lamentarsi. Per esempio di non essere stato consultato neanche sulla formazione della segreteria di giovani che Dario Franceschini ha messo su a tempo di record. E’ vero che il presidente della fondazione Italianieuropei aveva dichiarato di non volere né poltrone né incarichi nel partito, ma di qui a non partecipare neanche a una consultazione informale… Insomma, parrebbe che D’Alema se la sia presa a male per l’eccesso di autonomia del nuovo segretario. Eppure Franceschini lo aveva annunciato proprio il giorno del suo insediamento, che avrebbe deciso da solo. Evidentemente molti vecchi big quel giorno, alla fiera di Roma, non gli avevano creduto.
Pesi e contrappesi. Per capire quale sia il nuovo corso del Partito democratico sarà comunque decisiva la costiuzione del direttivo: un organismo di una quarantina di persone che dovrebbe definire la linea politica del Pd insieme al segretario. Lì bisognerà necessariamente decidere con il bilancino per non scontentare troppa gente.
Ritorno di fiamma. Dicono che dopo essere stati in freddo per tanto tempo, ora Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta siano tornati in buoni rapporti. I contatti tra i due sono sempre più frequenti. Il Cupido che ha fatto riavvicinare i due dirigenti del Partito democratico è proprio il nuovo segretario, Dario Franceschini. Infatti sia Letta che Bersani considerano il segretario come un loro avversario di cui prenderebbero volentieri il posto. Per questa ragione hanno ritenuto più opportuno siglare un armistizio e fare fronte comune contro Franceschini, anche se di qui alle elezioni europee entrambi hanno deciso di sostenere lealmente il segretario.